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Un viaggio a Calcutta

6 Nov

Un viaggio a Calcutta è un’esperienza che colpisce e che fa nascere nuovi pensieri ed emozioni. Li possiamo cogliere nelle parole di Annalisa, sostenitrice dei nostri progetti che ha scelto di partecipare al viaggio in India organizzato da CINI. In questo modo le è stato possibile conoscere questa città che agita e confonde.

 

Il viaggio di Annalisa

Calcutta. Gigantesco alveare umano maledetto dal tempo e dagli uomini. La polvere scura che vela la città dall’alto. Migliaia di persone prese in un affaccendamento rumoroso e costante, vita che pulsa al ritmo dei clacson sovrani e delle cento e più voci della strada.

Una città in cui ognuno è straniero, legato e costretto, ammalato di bisogno, rassegnazione o forse solo di speranza. Gli esili muscoli degli uomini cavallo tesi nello sforzo bestiale. A tratti, corpi stesi sull’asfalto, abbandonati al sonno o sfiniti dalla sofferenza. Bambini nudi, case di carta. Un alternarsi di odori irritanti, secchi, asfissianti, di bruciato, di vegetale, di umano. Prima di tutto Calcutta zittisce. Ammutolisce, avvilisce. Non puoi fare altro che continuare ad osservare, muto, vergognandoti di guardare.

Lo sguardo di un vecchio per strada, incuriosito dalla mia pelle bianca. Una famiglia adagiata distesa sul proprio marciapiede, l’assenza negli occhi e la fame nelle viscere. Ragazzi a gruppi che salutano dagli autobus colorati delle tinte dell’arcobaleno. Venditori di banane felici di farsi scattare una foto. Ovunque mi volti, tra montagne di rifiuti e dolore, si svelano sorrisi senza paura non appena gli sguardi si incrociano. Nella via di uno slum, una donna avvolta nel suo sari arancio porta un secchio d’acqua in casa alle ultime luci del giorno.

Due bambini si dondolano su un’altalena costruita di stracci, isola dorata in un mare di marcio.

Al mio ritorno nel freddo, pulito e ordinato Occidente, la domanda fatidica che tanto temevo: “Allora, com’è Calcutta?”. Domanda a cui non sapevo, e forse non volevo, rispondere. Oggi, credo che per me Calcutta sia quei bambini: il suono di una risata in mezzo ad un arido deserto.

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