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A Bangalore (India), Ishika, una ragazza di strada, interviene all’evento della John Hopkins University “Changemakers”

30 Set

Di recente Ishika Shaw, la ragazza di strada che era intervenuta a marzo 2021 di fronte al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU (qui il suo discorso), ha nuovamente fatto sentire la sua voce. Questa volta a Bangalore, nell’India del sud, ad un evento della John Hopkins University, intitolato “Changemakers“. A questo evento, organizzato dalla prof.ssa Anita Seth, che da tempo collabora con CINI, hanno partecipato diversi giovani, tra cui anche Ishika, appunto.

La nostra Changemaker si è subito rivolta al pubblico, con una domanda provocatoria: a cosa pensate quando sentite le parole “bambino di strada“? Ishika ha poi passato in rassegna una serie di preconcetti sui bambini di strada: sporchi, poveri, piccoli criminali, magari con una dipendenza da sostanze. Ma i bambini di strada non sono solo questo, ha aggiunto. Sono minori come tutti gli altri, che semplicemente non hanno un tetto sopra la testa, ma ai quali si dovrebbero garantire gli stessi diritti. Questo spesso non accade perché non hanno documenti di identità, una situazione che li priva della possibilità di accedere a sussidi e programmi governativi disegnati apposta per i più bisognosi.

A questo punto, Ishika si presenta e racconta la sua storia. Ha 16 anni, frequenta le scuole superiori e, insieme alla sorella, è la prima della sua famiglia ad aver proseguito gli studi dopo la scuola elementare. Vive con la mamma su un marciapiede, sotto un telo di plastica, in una delle strade più trafficate di Calcutta. Suo padre lavora in un altro stato indiano e perciò non vive con loro. È solo grazie ad una borsa di studio che lei e la sorella hanno potuto continuare a studiare.

L’appello di Ishika all’evento della John Hopkins University

Ishika racconta, poi, degli amici spaventati per i rischi che corrono quotidianamente vivendo sulla strada e della sua rabbia per le violenze subite. Spesso, di fronte a queste ingiustizie, si è chiesta se lei e i suoi coetanei fossero invisibili, se davvero non potessero avere gli stessi diritti degli altri bambini.

Fortunatamente, l’incontro con CINI trasforma questa rabbia in qualcosa di fruttuoso. Ishika partecipa alle formazioni e acquisisce capacità e competenze, come quella di parlare in pubblico. Durante il lockdown si rende conto che l’appello mondiale, levatosi in ogni angolo della terra, a “restare a casa” non considerava la sua situazione e quella dei suoi amici. In quale casa dovevano restare, infatti?
È allora che decide di far sentire la sua voce.

Come davanti ai membri dell’ONU, anche a questo evento Ishika chiede una cosa in apparenza molto semplice: di considerare i bambini di strada come titolari di diritti. Chiede al pubblico di pensare a loro, di parlare di loro, di fare attenzione a loro, affinché anche i decisori politici comincino davvero ad occuparsi di loro e del loro benessere.
Ancora una volta, congratulazioni alla nostra Ishika per il traguardo raggiunto!

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