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Che cosa rende davvero sicura una città per bambini e adolescenti? E chi meglio di loro può indicare i luoghi, le situazioni e i percorsi in cui quella sicurezza viene meno?

Sabato 5 settembre 2026, i Changemaker di CINI, ragazzi e ragazze che vivono per le strade, nelle baraccopoli o nelle aree più marginali di Calcutta e che sono impegnati rivendicare i loro diritti di fronte agli adulti e alle istituzioni, hanno portato queste domande direttamente al tavolo della Polizia della città. Nell’incontro con il Commissioner of Police – il Commissario della Polizia – e i suoi collaboratori, gli adolescenti hanno condiviso le loro preoccupazioni sulla sicurezza e sulla protezione dell’infanzia e hanno chiesto alle istituzioni di intervenire.

Non si è trattato soltanto di un incontro di ascolto. I giovani sono arrivati preparati, con un lavoro di analisi condotto direttamente nei quartieri in cui vivono.

Guardare la città con gli occhi degli adolescenti che la vivono

Nei mesi precedenti, i giovani Changemaker hanno realizzato uno Youth-Led Urban Safety Audit, un processo partecipativo attraverso il quale hanno osservato e analizzato i propri quartieri, individuando luoghi e situazioni percepiti come sicuri, stressanti o pericolosi. L’analisi ha combinato diverse attività: passeggiate esplorative nei quartieri, mappatura degli spazi e dei servizi, discussioni di gruppo, analisi degli spostamenti quotidiani e una votazione partecipativa per individuare gli hotspot, cioè le criticità considerate più urgenti. In questo modo, le esperienze quotidiane dei ragazzi e delle ragazze sono state trasformate in evidenze condivise e in priorità di intervento.

Tra le problematiche urgenti individuate vi sono la scarsa illuminazione di alcune strade, la presenza di cani randagi, la necessità di una maggiore presenza della Polizia nei pressi della zona a luci rosse, problemi nella gestione dei rifiuti, situazioni legate all’uso di sostanze o ad altri comportamenti antisociali. Tutte queste criticità si traducono molto spesso in rischi di abusi e molestie, soprattutto nei confronti delle ragazze o delle persone appartenenti alla comunità LGBTQI+, limitandone la libertà di movimento e ledendo i loro diritti.

In tutti questi casi, i giovani non si sono limitati a segnalare i problemi, ma hanno formulato proposte e soluzioni concrete: maggiore illuminazione e pattugliamento, rafforzamento dei meccanismi di protezione, sensibilizzazione della comunità e collaborazione con i servizi e le autorità competenti. Così, l’esperienza quotidiana dei Changemaker è diventata uno strumento per orientare le decisioni e migliorare concretamente i servizi e gli spazi pubblici.

A seguito della presentazione, il Commissioner of Police di Calcutta si è impegnato a mobilitare le forze di Polizia nei punti considerati più insicuri dai ragazzi e a collaborare con CINI per sviluppare un piano multisettoriale volto a rendere la megalopoli più sicura e a misura di bambini e giovani.

Il Metodo CINI: quando i giovani diventano protagonisti

È proprio questo uno degli elementi centrali del Metodo CINI: bambini, adolescenti e giovani non vengono considerati semplicemente destinatari degli interventi o persone da proteggere. Vengono coinvolti come protagonisti nell’analisi dei problemi, nella costruzione delle evidenze, nella definizione delle soluzioni e nel dialogo con le istituzioni.

In questo senso, il percorso avviato con questo audit non si conclude qui: i risultati dell’analisi sono pensati per alimentare i Community Development Plans, trasformando le priorità individuate dai giovani in vere e proprie roadmap per l’azione e favorendo la collaborazione tra comunità, autorità municipali, Polizia e altri soggetti responsabili dei servizi.

È questa la sfida di una città davvero child-friendly: non soltanto proteggere bambini e adolescenti, ma riconoscere il loro diritto a partecipare alle decisioni che riguardano la loro vita e il luogo in cui vivono.

Se vuoi leggere il documento di audit preparato da e con i Changemaker, lo trovi qui.