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Se i bambini e le bambine sparissero dalle nostre città, ce ne accorgeremmo davvero?

È da questa domanda che siamo partiti durante il workshop che abbiamo condotto nell’ambito delle Adventures di TEDx Università di Verona, dedicato alla partecipazione dell’infanzia e al Metodo CINI, con Cecilia Galante e Pierre Richard Pergolotti.

Come prima cosa, abbiamo chiesto ai partecipanti di completare una frase: “I bambini sono…”. Tra le parole emerse c’erano futuro, speranza, persone, ma anche rumorosi, creativi, caos. Insieme, abbiamo ragionato quindi sui bambini e le bambine in Italia oggi, sugli spazi “child free” o “adults only” sempre più diffusi, sul calo delle nascite, arrivando arrivando a una riflessione: oggi l’infanzia sta scomparendo dalle nostre città e dal nostro immaginario pubblico.

Eppure i bambini e le bambine non sono gli adulti di domani, sono persone con diritti, già qui e ora. I loro diritti sono riconosciuti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989. Tra questi c’è anche il diritto a esprimere la propria opinione e a essere ascoltati nelle decisioni che li riguardano, riconosciuto all’articolo 12.

Progettare con l’infanzia: il Metodo CINI

Abbiamo quindi riflettuto su cosa significa davvero “diritto a partecipare” e su come questo diritto cambi radicalmente la prospettiva di noi adulti. Quando parliamo degli spazi che i bambini abitano ogni giorno – scuole, piazze, parchi, quartieri, città – è fondamentale tener conto anche del loro punto di vista. Gli adulti possono progettare pensando ai bisogni dell’infanzia. Ma quanto conoscono davvero il modo in cui un bambino vive e interpreta quello spazio?

È proprio questa domanda che guida oggi il lavoro della nostra organizzazione umanitaria in India. Alla base di ciò che facciamo c’è il Metodo CINI, un approccio basato sui diritti umani che coinvolge bambini, adolescenti, famiglie, comunità, servizi e istituzioni nei processi di sviluppo locale, per realizzare i diritti dell’infanzia nel concreto. In questo senso, i bambini e gli adolescenti vengono coinvolti nell’identificazione dei bisogni del territorio e delle risorse disponibili, nella definizione delle priorità e nell’elaborazione di possibili soluzioni. Non si tratta quindi semplicemente di dare voce ai bambini, ma di creare le condizioni perché quella voce possa dialogare con gli adulti e le istituzioni e incidere nel processo di cambiamento.

È un approccio che CINI sperimenta da anni in diversi contesti dell’India e che oggi sta iniziando a essere esplorato anche in Italia: un interessante percorso di trasferimento di conoscenze dal Sud al Nord del mondo.

La partecipazione dell’infanzia cambia il nostro modo di progettare

Durante il workshop abbiamo, poi, messo alla prova i partecipanti, chiedendo loro di progettare uno spazio pubblico di Verona “a misura di bambino”. Ogni gruppo ha pensato a soluzioni e proposte per trasformare una piazza o un parco in uno spazio realmente child-friendly. Tra proposte di giochi durevoli, scambio di libri, aiuole verdi, fontanelle e molto altro, la fantasia non è certo mancata.

Poi abbiamo chiesto loro se fossero sicuri che ciò che avevano progettato fosse davvero ciò che vorrebbero i bambini e le bambine di Verona. La risposta è stata semplice: non possiamo saperlo. Perché progettare per i bambini non è la stessa cosa che progettare con i bambini.

La partecipazione dell’infanzia non serve a confermare ciò che noi adulti già pensiamo. Serve a far emergere ciò che non sappiamo più. I bambini possiedono una conoscenza degli spazi che abitano che noi adulti non possiamo sostituire.

Per questo la domanda non dovrebbe più essere soltanto se bambini e adolescenti siano in grado di partecipare e progettare. Dovremmo chiederci piuttosto se noi adulti siamo pronti ad ascoltarli e a lasciare loro lo spazio per farlo.

È questa la sfida del Metodo CINI: costruire comunità nelle quali i bambini non siano soltanto destinatari delle decisioni, ma possano diventare protagonisti dei processi che riguardano la loro vita. Perché una città davvero a misura di bambino non si costruisce semplicemente pensando ai bambini. Si costruisce anche ascoltandoli.