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CINI ha firmato la Carta europea della solidarietà o Carta europea per lo sviluppo di iniziative sociali nelle stazioni. Si tratta di un documento ispirato dal Trattato di Lisbona, nel quale le imprese operanti nel settore della mobilità ferroviaria, dei trasporti urbani, le associazioni e le istituzioni firmatarie, si riconoscono.

Le stazioni possono essere un luogo pericoloso per l’infanzia

Le stazioni ferroviarie, pur essendo nodi fondamentali per il trasporto quotidiano di milioni di persone, possono diventare anche ambienti estremamente vulnerabili per l’infanzia, specialmente nei contesti più fragili come quello indiano. Alcune stazioni di questo immenso paese, infatti, rappresentano il terreno ideale per il traffico di minori e il lavoro minorile. Una di queste è la stazione di Sealdah, a Calcutta. Con centinaia di migliaia di viaggiatori ogni giorno, Sealdah diventa un crocevia in cui la mancanza di infrastrutture adeguate e di sistemi di protezione favorisce la presenza di fenomeni preoccupanti, come il lavoro minorile, il traffico di minori e la tratta.

In questo contesto critico e nelle aree limitrofe, CINI ha avviato specifici progetti di protezione dell’infanzia. In collaborazione con la polizia ferroviaria e le istituzioni, i nostri operatori sul campo conducono ogni giorno operazioni di soccorso dei bambini e delle bambine caduti vittime di abusi, sfruttamento e tratta. Dopo il salvataggio, li portano all’interno di una struttura deputata all’accoglienza dell’infanzia vulnerabile, per avviare il percorso di riabilitazione. Nelle comunità limitrofe, lo staff di CINI organizza attività di sensibilizzazione e prevenzione, affinché ogni bambino sia tenuto al sicuro.

La firma della Carta europea della solidarietà

Nel maggio del 2017, CINI ha firmato la Carta Europea della solidarietà, rinnovando il proprio impegno a proteggere l’infanzia indiana più vulnerabile nelle stazioni ed entrando a far parte di un’ampia rete di stakeholder impegnati su questo fronte. Questa rete nasce a Roma nel 2008 grazie all’iniziativa di cinque imprese ferroviarie: ferrovie italiane (FS Italiane), francesi (SNCF), lussemburghesi (CFL), belghe (SNCB) e polacche (PKP). Negli anni si è poi allargata, grazie all’adesione di altre sette ferrovie di paesi europei: Romania (CFR), Slovenia (Zeleznice), Norvegia (NSB), Bulgaria (NRIC), Danimarca (DSB), Repubblica Ceca (CD) e Svezia (Jernhusen).

Oggi la rete è unicum nel panorama della CSR (Corporate Social Responsability) in Europa. Grazie a sforzi congiunti, infatti, tale rete si è ulteriormente allargata, coinvolgendo non solo le reti ferroviarie, ma altri stakeholder, come organizzazioni del Terzo Settore, istituzioni, pubbliche amministrazioni. Tutti coloro che hanno firmato la Carta europea della solidarietà, entrando a far parte di questa rete, condividono l’impegno civico e sociale ad accogliere e gestire il disagio sociale nei contesti ferroviari.

Tra i vari partner troviamo la European Federation of National Organisations Working with the Homeless (FEANTSA), che rappresenta in Europa la più importante rete di associazioni per i senza fissa dimora, l’International Union of Railways (UIC), la Fondazione delle Ferrovie Spagnole, il Comune di Parigi e il Comune di Roma, l’ANCI, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione Centro Astalli, l’Associazione per i senza dimora Aux Captifs La Libération e FNARS, un’importante Federazione di organizzazioni e associazioni francesi che offrono accoglienza alle persone in stato di disagio sociale, oltre naturalmente a CINI.

Per approfondire, leggi qui.