È una mattina come tante altre in un piccolo villaggio del Sundarbans, a sud di Calcutta, dove vive la famiglia di Ajit. La mamma si sta occupando delle faccende domestiche, il papà è impegnato nel suo lavoro, la nonna malata riposa in una stanza. Ajit, di soli 18 mesi, curioso e vivace come solo si può essere a quell’età, esce senza farsi notare. Ed ecco la tragedia: il piccolo annega in uno dei tanti stagni di quest’area, senza che nessuno se ne accorga. Comincia così il reportage della BBC che racconta del problema dell’annegamento infantile in questa zona dell’India e del lavoro di comunità che CINI sta portando avanti, tra sfide e successi.
L’annegamento infantile nell’area del Sundarbans, in India
Il Sundarbans è un’area costiera a sud di Calcutta, caratterizzata dalle mangrovie e da migliaia di stagni. Qui risiedono circa 4 milioni di persone, che vivono perlopiù in piccoli villaggi rurali e ogni giorno lottano per sopravvivere. Le tigri del Bengala, originarie di questa zona, spesso entrano nei villaggi e attaccano gli umani. I serpenti velenosi minacciano i pescatori e gli agricoltori. Da luglio a ottobre, le forti piogge gonfiano fiumi e stagni e le acque spesso inghiottono i villaggi. Il cambiamento climatico sta peggiorando la situazione, con cicloni sempre più frequenti che devastano la zona.
In questo difficile contesto, come riporta l’articolo della BBC, l’annegamento infantile è una problematica particolarmente diffusa. Una ricerca condotta nel 2020 da CINI e da The George Institute, un centro di ricerca australiano che ha sedi in tutto il modo, ha rilevato che quasi 3 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni muoiono annegati ogni giorno nel Sundarbans. Gli annegamenti sono particolarmente numerosi nel mese di luglio, in concomitanza con la stagione dei monsoni, e tra le 10 del mattino e le 2 del pomeriggio, quando molti genitori sono impegnati in attività domestiche e lavorative e i bambini restano privi di supervisione, perché non vi sono strutture o servizi a loro dedicati. Circa il 65% annega entro 50 metri da casa.
Il lavoro di comunità di CINI in India, raccontato dalla BBC
Agire su questa problematica non è facile, a causa di convinzioni e superstizioni locali, come quella che afferma che recintare gli stagni farebbe arrabbiare le divinità dell’acqua. Così CINI, grazie al supporto di alcune istituzioni come per esempio l’Indian Council of Medical Research (ICMR), sta lavorando per sensibilizzare le comunità locali, formarle sul massaggio cardiaco infantile e costruire recinzioni intorno ai bacini d’acqua. Negli ultimi due anni, CINI ha formato circa 2.000 residenti su questa importante tecnica salvavita e ha dato avvio a corsi di nuoto per i minori. In parallelo, dove possibile, i nostri operatori danno vita a centri per l’infanzia, dove i più piccoli possono stare al sicuro mentre i loro genitori lavorano, in spazi messi a disposizione dalle comunità stesse.
Questo fondamentale lavoro di comunità ha cominciato a dare i suoi primi frutti: lo scorso luglio, un bambino è stato salvato proprio da un abitante di un villaggio che aveva partecipato alla formazione sul massaggio cardiaco infantile. Di recente, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto l’importanza del lavoro di CINI, definendolo un modello da adottare anche in altre zone vulnerabili.
Il reportage della BBC si conclude con una piccola filastrocca, che CINI insegna ai bambini e alle bambine della zona per renderli consapevoli dei rischi dell’annegamento ed evitare che si mettano in situazioni di pericolo:
I won’t go to the pond alone Non andrò allo stagno da solo,
Unless my parents are with me a meno che i miei genitori non siano con me.
I’ll learn to swim and stay afloat Imparerò a nuotare e a stare a galla
And live my life fear-free. e vivrò senza paura.
Leggi a questa pagina l’articolo in inglese della BBC.